Tesori naturali

 

L'Aquila Reale

Forse la caratteristica più importante dell’Aquila reale, tale da farne appunto il migliore emblema per le bandiere di ogni tempo, è quella della fedeltà.

Insieme per la vita, maschio e femmina di Aquila reale conquistano un territorio, nel quale restano per anni, costruendo una pluralità di nidi e scegliendo di anno in anno il più adatto.

Grande cacciatrice, l’Aquila reale può sollevare prede piuttosto pesanti, per lo più roditori o altri piccoli mammiferi. Al contrario di quel che si pensa, l’Aquila reale non costruisce il nido sulle vette più alte, ma attorno ai 2000 m, dove trova le migliori condizioni in termini di relativa abbondanza delle prede.

 

Grande rapace, l’Aquila reale può raggiungere gli 87 centimetri di lunghezza, per un’apertura alare che può sfiorare i 220 cm (la sola coda nella specie può misurare oltre 30 cm). Abbastanza uniforme il piumaggio, nelle varie sfumature del bruno e del castano. Solo il capo presenta striature dorate, un fatto che spiega l’origine latina (o meglio greca) del nome, che letteralmente si traduce “Aquila d’Oro”. Molte le sottospecie di Aquila reale presenti in Europa. La chrysaetos è quella con l’areale più vasto, essendo presente dall’Europa Occidentale fino alla Siberia. 

Altre sottospecie si suddividono il globo tra Nord Africa e Asia Minore, Americhe e resto dell’Asia. In Italia è presente soprattutto sulle Alpi, con importanti aree di nidificazione lungo la fascia appenninica, Sicilia e Sardegna orientale.(Fonte: www.lipu.it )

Anni di ricerche scientifiche che hanno visto impegnati il personale del Parco e volontari della LIPU hanno permesso di conoscere meglio la presenza e i comportamenti di questo super-predatore che da diversi anni nidifica stabilmente nel Parco Regionale.

 

A Casarola è presente un Osservatorio per birdwatching, liberamente accessibile, dal quale studiosi, appassionati o semplici curiosi, muniti di binocolo o cannocchiale, possono osservare i maestosi voli dell’Aquila Reale.

 

Le stazioni relitte di abete bianco, abete rosso e tasso 

I rari nuclei spontanei di queste tre specie che si incontrano nelle faggete del parco, dove sono custoditi maestosi esemplari secolari, rappresentano i relitti di boschi ben più estesi che in epoche remote rivestivano i rilievi appenninici.

La loro storia è legata alle alterne condizioni climatiche succedutesi su queste montagne dopo l'ultima glaciazione, che favorirono la formazione di boschi di abete bianco e in seguito di abete rosso, mentre il clima attuale, adatto al faggio, ha provocato la graduale regressione di queste conifere. Anche lo sfruttamento da parte dell'uomo del pregiato legname di abete ha accelerato il naturale declino di queste specie. 

I nuclei relitti tutelati nel parco conservano un patrimonio genetico unico e originale, utile agli studiosi per ricostruire la storia naturale di questi luoghi, e sono un prezioso serbatoio di diversità biologica per i boschi appenninici. Per queste ragioni le stazioni di conifere autoctone presenti nell'area protetta sono state interessate da due progetti dell'Unione Europea (Life Natura). Sono anche stati compiuti studi genetici sulle popolazioni appenniniche di abeti, per verificare la reale autoctonia delle stesse, e interventi forestali per favorire la conservazione delle stazioni (conversione all'alto fusto degli adiacenti boschi cedui di faggio, diradamento selettivo e rinaturalizzazione dei rimboschimenti artificiali).

Nel Parco Regionale ci sono alcune interessanti stazioni di queste specie autoctone.